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Cos'è la psicoterapia raccontata dai pazienti

Molti articoli e manuali del settore descrivono cos' è un percorso di psicoterapia e ormai, in un'epoca in cui il web risponde a tante richieste è facile accedere ad una definizione più o meno teorica su che cosa sia la psicoterapia. Diversamente è difficile avere l'opportunità di conoscere la psicoterapia direttamente dal racconto di chi l'ha vissuta in prima persona. È così che mi è nata l'idea di chiedere ad alcuni pazienti di scrivere che cosa è, o è stato per loro, vivere un percorso psicoterapeutico. Ho pertanto iniziato a raccogliere i loro scritti e, dopo aver ottenuto il loro consenso, ho deciso di pubblicare la loro esperienza.
L'ascolto dello loro parole può far intravedere una via alternativa al dolore e aprire la porta della speranza, della vita vissuta a pieni polmoni.
Ringrazio ancora, e tanto, tutti i miei pazienti che con il loro contributo stanno dando la possibilità a tante altre persone, leggendoli, di avvicinarsi alla psicoterapia.
Trascrivo e pubblico fedelmente gli scritti così come me li hanno dati garantendone l'anonimato e la privacy.
Dr.ssa Patrizia Casara

Lo scritto di E., paziente di 34 anni

"La terapia per me é stata una vera e propria rinascita.
Quando ho deciso di iniziare questo percorso ero in un momento molto delicato della mia vita, avevo perso tutte le certezze che avevo e non riuscivo a trovare una valida motivazione da cui poter ripartire.
La terapia é stata l'inizio di un viaggio che sarebbe stato lungo e non sempre facile.
Penso che sia molto utile sapere che, accettare di cambiare, vuol dire mettersi in discussione, accettando gli errori commessi e ripartendo proprio dai fallimenti senza lasciare che gli stessi ti blocchino.
Ho riscoperto lati del mio carattere sconosciuti, che tenevo nascosti e che non valorizzavo.
Se questo percorso viene fatto con grande motivazione e affidandosi come nel mio caso ad una valida professionista, può rivelarsi la scintilla necessaria per far partire il cambiamento e per superare blocchi emotivi che ci tenevano inchiodata alle cose negative della vita."


Lo scritto di C., paziente di 34 anni

Che cos'è la psicoterapia?
una richiesta d'aiuto, un bisogno di ascolto.
Ho chiesto aiuto alla D.ssa Casara per ben due volte quando nei momenti difficili della mia vita, mi sono trovata in difficoltà a gestire la mia sensibilità, la mia rabbia e le mie paure e questo mi portava a farmi del male da sola e più mi sentivo fragile più continuavo a colpevolizzarmi continuando ad usare atteggiamenti sbagliati nei miei confronti e verso le persone a me care; nel momento stesso che ho trovato la forza di chiedere aiuto, o meglio come mi ha insegnato Patrizia di: valorizzare il "mio bisogno" sono diventata consapevole che:
l'aver bisogno di aiuto non è un male ma bensì è un volersi bene. Siano benedetti i Bisogni!!!
Grazie all'ascolto e ai consigli di una persona (in questo caso di Patrizia) che era estranea a tutti i fatti della mia vita che mi procuravano dolore sono riuscita a trovare la mia pace interiore e a volermi bene per come sono imparando a soddisfare i miei bisogni.
Grazie Patrizia.


Lo scritto di G., paziente di 25 anni

Che cos'è la psicoterapia?
È una parola troppo complicata, ci fa paura, ci fa sentire malati, pazzi, matti, ci fa credere che la nostra mente non sia più in grado di funzionare in modo corretto, o meglio, che non sia più in grado di funzionare secondo ciò che gli altri chiamano: normalità.
La psicoterapia non cura i pazzi, la psicoterapia aiuta tutte le persone a non vedere più la vita in bianco e nero, come un vecchio film del ventesimo secolo, ma a vivere una vita a colori, ad assaporarne ogni sfumatura.
Sono riuscita ad essere aiutata solo quando ho deciso di aprire il mio cuore a lei...lei che non cura ma consiglia, lei che non dà una soluzione ma aiuta a scegliere, lei che mi ripeteva spesso: "non puoi sapere tutto, devi decidere cosa tenere e cosa lasciar andare..."; si ha ragione Dottoressa e come dice Oscar Wilde ci sono persone che sanno tutto e, purtroppo, è tutto quello che sanno. Lei, che oltre a vivere mi ha insegnato a convivere e ad ascoltare l'altro; a capire che se l'altra persona alza la voce lo fa perché non si sente capita, non si sente ascoltata...allora abbassiamoci, ascoltiamo, abbracciamo ed amiamo.
La psicoterapia non è la cura ad una malattia, la psicoterapia aiuta a vivere una vita degna di essere vissuta, perché la vita è una soltanto!


Lo scritto di E., paziente di 28 anni

Che cos'è la psicoterapia.
Prima di rispondere ho riletto la mail che inviai per prendere contatto con la psicoterapeuta Casara, circa un anno fa. E al di là delle definizioni tecniche, ho capito che cos'è per me la psicoterapia.
Ho inviato una mail in cui chiedevo aiuto per imparare a "gestirmi", in un periodo nel quale non ero più in grado di farlo da sola. Una mail nella quale parlavo di attacchi di panico e ansie, paura di confidarsi e una sola, grande, convinzione: il bisogno di aiuto per scavare in quel angoletto di sè che si lascia incatenato, pieno di eventi non rielaborati.
E' stato un percorso intrapreso per disperazione, per paura di ciò che stavo diventando: una persona che doveva gestirsi, come fossi un essere staccato dall'io, come se le emozioni e gli eventi dovessero prima essere filtrati e poi vissuti.
A distanza di un anno, ringrazio la dottoressa Casara per avermi aiutata a capire che non devo gestirmi, ma devo vivermi, senza remore, senza il timore che possa esserci il mostro cattivo dietro ogni porta.
La psicoterapia è dialogo privo di giudizi, è il racconto della propria storia personale che viene arricchita, valorizzata e rielaborata attraverso la comprensione degli eventi vissuti. Durante i colloqui si smontano e si rimontano convinzioni interiori, si danno nuove risposte a quelle cose che ci diciamo per convincerci che va tutto bene. Anche se non è vero. La psicoterapia è il momento per dire quello che non si è mai detto, quello che fa paura.
E' un viaggio in mare aperto, tra le burrasche interiori e i maremoti di emozioni, affiancati sempre da un marinaio esperto ad accompagnarci, ad indicarci le rotte e a metterci il salvagente.
E' un percorso da intraprendere per arricchirsi di strumenti per vivere con più consapevolezza sè stessi e gli altri, riconoscendo i propri valori e punti di forza, per non avere più paura di vivere le gioie della vita.


Lo scritto di Alessandra, paziente di 46 anni

(Il nome intero, e non solo l'iniziale, è stato scritto su desiderio della paziente stessa)

È finito con una rinascita: la mia.
Poco prima dell’ultimo appuntamento con la terapeuta, faccio questo sogno: sono io, in posizione fetale, coperta di placenta. Sono lì sospesa, ma vedo anche la mia terapeuta, dott.ssa Casara. Vado a memoria, perché sono passati ormai 3 anni da quell’ultima volta e tanti ricordi che avrei voluto tenere, i sogni, qualche mio svelamento, se ne sono andati. O forse li ho riposti in qualche cassetto, perché è là che dovevano andare. Dovevo fare ordine nei cassetti interiori ed ogni cassetto doveva richiudersi col suo ricordo.
Quando la mia terapeuta mi ha chiamato chiedendomi se volevo raccontare la mia esperienza di terapia, mi sono anche un po’ commossa, oltre a sentirmi entusiasta dell’idea. Forse la paura di finire il percorso di psicoterapia sta nel fatto che ci si deve per forza staccare da una persona a cui è stato affidato il proprio io, ma quel sogno di rinascita mi ha fatto capire di non essere sola: ero comunque protetta dalla placenta.
Pensavo fosse facile raccontare la mia esperienza, poi l’essere ri-catapultata in anni frenetici di lavoro mi ha messo in stand by: la frenesia e la fretta non permettono la riflessione. Ma, aggiungo, sono anche un po’ gelosa di quegli anni trascorsi assieme alla terapeuta, nella nostra intimità, del fatto che mi sono per la prima volta sentita completamente nuda con me stessa e come davanti ad uno specchio. Ho chiesto aiuto in un periodo di lutti della mia vita (affettivi, sentimentali, lavorativi), in cui non riuscivo a difendere me stessa, da me stessa, prima di tutto.
Non vedevo tutto buio, per fortuna, ho sempre avuto una vena ironica che mi ha salvato da tante situazioni. Ho svelato me stessa attraverso la terapia, forse più di quanto non abbia mai fatto nella mia vita. Ho perdonato la bambina che era in me. Ho perdonato mia mamma che mi ha lasciata troppo presto (è sempre troppo presto, quando si ha amato così profondamente una madre) e l’ho lasciata andare, in modo che diventi un dolce ricordo, scrivendole questo:
Lasciami andare, Madre, ora che il tempo ha guarito le ferite.
Lasciami andare, Madre, perché continuerò ad amarti.
Lasciami andare, Madre, posso camminare da sola.
Lasciami andare, Madre, anche se ci allontaneremo sarò sempre lì con te.
Figlia mia, sei tu che devi lasciarmi andare, ciò che ti circonda ti appartiene, non devi più aver paura. Anch’io sarò sempre al tuo fianco, tenendoti per mano.
Ti ho appena portato una rosa, nel silenzio composto e irreale, la nebbiolina soffusa cela una mia lacrima. La rosa rossa è per i tuoi 70 anni, ma ti lascio andare, Mamma, tenendoti sempre per mano. Tu sei sempre viva in me.
Ho lasciato andare un uomo a cui mi ero fortemente aggrappata, forse per disperazione, ma che non ho mai visto con occhi obbiettivi, perché troppo dolore accumulato mi aveva portato solo nebbia interiore. Poi mi sono allontanata e tutto è tornato limpido ed è stato come se qualcosa che da tempo era inceppato dentro di me iniziasse a scorrere nuovamente. Ho collocato anche lui in un cassetto, rinnovandone un’amicizia serena; ho collocato in un altro piano sentimentale una storia durata 18 anni, ed ora rivedo spesso con affetto i momenti belli trascorsi, avendo perdonato a me stessa quelli brutti.
Sono stata bene nel momento in cui, attraverso il percorso di psicoterapia, ho raggiunto una piena consapevolezza di me stessa. Devo dire che ci sono stati momenti in cui avrei voluto fuggire, in cui l’andare in quella stanza mi è costata una fatica immane, con la sensazione di dover scalare una montagna. Ci sono stati momenti in cui ero arrabbiata, in cui mi sentivo frustrata, in cui ce l’avevo più che altro con me stessa, ma allora non me ne rendevo conto. Non sono (quasi) mai scappata. Ho tenuto duro. Ho avuto fiducia. Ed eccomi qui. Sto bene adesso? Sì, sto bene. Ogni tanto mi viene qualche piccola crisi di ansia, quando troppe cose si accavallano assieme, quando vado in “cortocircuito” emotivo, ma rispetto a prima riesco a gestire meglio i miei sentimenti, le mie sensazioni. Chiedo aiuto. Metto paletti. Dico di no se non mi sento di fare qualcosa, senza andare in cerca di scuse. Non mi nascondo. I sì e i no sono chiari. Lo sono prima di tutto nei confronti di me stessa. Ora ho tutto, mi sento molto fortunata, ho la mia famiglia e la mia casa. Sono con un uomo che mi vuole bene e a cui voglio bene, ho papà che è stato e continua ad essere la mia roccia, la Pulce (la cana) ormai anzianotta che è la cocca di papà, un gatto nero che è la quintessenza dell’astuzia e con due fusa ci conquista: tanto a lui basta passare la giornata sul divano. Il fratello e la cognata sono un po’ lontani, ma ci sono. E la nonna, che domani compie 97 anni e ancora fa arrabbiare papà. Insomma, c’è di che divertirsi, non ci si annoia proprio.
Ho sì dei rimpianti legati alla psicoterapia: non aver mai chiesto alla terapeuta come stava lei dopo un nostro incontro. Quali erano le sue impressioni, soprattutto dopo qualche incontro particolarmente intenso. Credo faccia parte dell’egoismo di chi va in analisi: sono qua per riversare tutto. Adesso la vedo in modo un po’ diverso, forse perché, grazie alla terapia, mi sono appassionata di uno scrittore e psichiatra (che sto continuando a consigliare e a leggere), Irvin D. Yalom, che mi ha fatto vedere la terapia anche da altre angolazioni. Il dono della terapia. In piena consapevolezza, posso dire che ora tutto scorre, tutto continua serenamente a scorrere…


Lo scritto di R., paziente di 52 anni

"Se mai uno mi domandasse cosa è la psicoterapia, lo rimanderei ad una delle definizioni mediche riportate sul dizionario, oppure oserei dire che è una pratica finalizzata ad alleviare uno stato di sofferenza psichica, di fragilità, di insoddisfazione, o, in ultima, mi affiderei alla spiegazione di un professionista.
Posso solo tentare di spiegare, invece, cosa ha spinto me a varcare quella soglia sconosciuta oltre 2 anni fa e raccontare la storia del mio percorso psicoterapeutico che, nato come esigenza di aiuto in un momento buio, si è rivelato poi un percorso di cambiamento personale.
Tutti vogliono essere felici, ma quello che io cercavo a quel tempo era quantomeno di essere serena dopo anni di turbolenze affettive e massicce dosi punitive.
Volevo uscire di casa leggera e vivere nel mondo come tutti gli altri, ero come un aereo in avaria: avevo un assoluto bisogno di scaricare il combustibile per consentirmi un atterraggio di emergenza. Questo oltre alla diagnosi di un tumore assolutamente imprevisto, assolutamente inatteso, operato ma ad oggi ancora instancabilmente vagante, affezionato al mio corpo in cui sembra aver stabilito fissa dimora.
Ecco dunque che, toccato il fondo, la certezza che quel che mi rimaneva della vita, breve o lunga che potesse mai essere, era ancora pieno di partite da giocare.
Perché a volte è la consapevolezza della disperazione a spingerti a chiedere aiuto, perché da solo non ce la puoi fare, perché il vortice ti risucchia sempre più sotto e poi, arrivati alla fine, finalmente hai la lucida sensazione di non aver sfruttato a dovere le occasioni e di voler risalire.
Perché non vuoi più che i pensieri continuino a ronzare nella testa, inarrestabili, rumorosi, le sensazioni sempre più dolorose, e non ne puoi più di consigli e consiglieri.
Quando mi sono imbattuta nell'aforisma "Nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa a quale porto approdare" ho capito che era il momento di tornare alla vita.
La scelta del terapeuta giusta può essere affidata al caso, al passaparola o frutto di una ricerca specifica. Trovarsi bene è importante ma fidarsi lo è ancora di più. È importante non perdere subito la fiducia, lo sconforto di non percepire un benessere immediato è esasperante, l'aspettativa di stare meglio nel breve termine è tale che, quando non succede, vorresti rinunciare.
La terapia può raggiungere punte molto alte di intensità, a volte non ci si sente a proprio agio e si portano allo scoperto emozioni sconosciute e represse. Fare i conti con dolori sconosciuti che si sommano a dolori sedimentati può sembrare un carico troppo pesante da sopportare. Poi, con il tempo e la pazienza, i nodi cominciano ad allentarsi, l'aria a rifluire libera nei polmoni.
E ricominci a vivere!!!!
"Perché la vita è bellissima anche se a volte ti tira giù (L. Carboni)"